28.3.11

Mostre in corso




In occasione dell' Anno della Cultura e Lingua Russa in Italia, Firenze inaugura la mostra " Dalle icone a Malevich. Capolavori dal Museo Russo di San Pietroburgo", presso L'Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti.
Un seducente percorso di quarata dipinti, ceduti in prestito fino al 30 aprile 2011 dal Museo prestigioso Museo Russo, che ripercorre, in un complesso panorama,la significativa storia dell'arte russa ed i suoi mutamente nei diversi secoli.
Dalle forme astratte ai paesaggi,da Gončarova a Vrubel, si affiancano alle icone ed alle avanguardie più celebri i profili meno noti dei pittori Settecenteschi, molti dei quali strinsero rapporti diretti con l'Italia e con la stessa Firenza, teatro dell'evento.
La mostra esordisce con Ivan Nikitin, uno dei padri fondatori della pittura realistica in Russia,che viaggiò in Italia, perfezionò la sua tecnica a Firenze ed a Venezia e divenne uno dei maggiori ritrattisti di corte
eseguendo, tra l'altro, il ritratto di Pietro il Grande e quello di Lanskoj, uno dei favoriti di Caterina II.
Si procede dunque con un altro grande ritrattista: Orest Kiprenskij, amico fidato del grande collezionista e mecenate Tomilova che lo pregò personalmente di ritrarlo.
Affascinato dal neoclassicismo italiano ( Kiprenskij compì diversi viaggi a Roma ed apprezzò in particolare Canova, Camuccini e Thorwalsen) tra i ritratti spicca certamente il bellissimo "Ritratto di E.Davydova" in cui è esplicata tutta la rappresentanza del romanticismo russo di cui l'artista si fece portavoce.
Uno dei punti dominanti dell'esposizione è il ritratto dell'autore russo "Lev Tolstoj scalzo" di Ilja Rpin, con cui dall'Ottocento
si sconfina nei primi anni del Novecento.
Repjin, una delle personalità più significative ed ineguagliabili della cultura artistica russa, erede degli ideali di libertà, eguaglianza e fratellanza del liberalismo cosacco, era legato allo scrittore da una grande amicizia, uniti certamente dalla ricerca di valori puri, di rinascita spirituale e di una rigida moralità.
L’ultimo capitolo di questa storia sono le opere di Kandinskij, di Filonov e di Malevič, che conclude la sua esperienza artistica con un ritorno al
classico venato di misticismo nell’Autoritratto, che esprime “un’avanguardia fermata in corsa”, quando a partire dagli anni Trenta il realismo socialista si appropria anche della produzione artistica costringendo gli artisti alla clandestinità e all’isolamento per oltre cinquant’anni.
I loro quadri, protetti da curatori coraggiosi e lungimiranti, sono per noi.

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