2.4.11

ALEXANDER SPIT

Devo ammettere che, tenendo un blog, mi rendo conto sempre di più di quanto internet sia uno strumento potente.
Accetto con consapevolezza il mio non-sapere mai cosa scrivere prima di cominciare a farlo. O meglio, accetto con consapevolezza che non ho la conoscenza necessaria per scrivere,appunto.
Ma grazie ad internet, scrivere di arte -o di qualsiasi altra cosa- è molto più semplice.
Se questo sia un bene, o un male, non spetta a me stabilirlo (probabilmente ci penserò più in seguito).
Ognuno di noi, ogni membro di questa grande comunità è un potenziale milieu.
Ognuno, a suo modo, è artista.
Basta cliccare qua e la, digitare a sinitra e a destra e in un attimo ti ritrovi ad avere fra le mani "merce" di gran valore che a distanza di poco tempo potrebbe davvero rivoluzionare le regole del mercato, o comunque ampliarlo.
Un esempio recente è Alexander Spit, musicista-fotografo-artista che ho scoperto da poco e di cui vorrei davvero conoscere qualcosa in più.

WHISKEY HANGOVER MAKE OUT MUSIC.
FUCKS WIT IT. STRANGE. COLD BITCHES.
SOUTH OF GEARY. EAST OF WESTERN.
DOWNLOAD THE MUSIC AND LURK HERE.







30.3.11

Disastri.

Probabilmente sono io, ma credo che sia una cosa che ogni ragazza con un computer e troppo tempo a disposizione dovrebbe fare.






28.3.11

Mostre in corso




In occasione dell' Anno della Cultura e Lingua Russa in Italia, Firenze inaugura la mostra " Dalle icone a Malevich. Capolavori dal Museo Russo di San Pietroburgo", presso L'Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti.
Un seducente percorso di quarata dipinti, ceduti in prestito fino al 30 aprile 2011 dal Museo prestigioso Museo Russo, che ripercorre, in un complesso panorama,la significativa storia dell'arte russa ed i suoi mutamente nei diversi secoli.
Dalle forme astratte ai paesaggi,da Gončarova a Vrubel, si affiancano alle icone ed alle avanguardie più celebri i profili meno noti dei pittori Settecenteschi, molti dei quali strinsero rapporti diretti con l'Italia e con la stessa Firenza, teatro dell'evento.
La mostra esordisce con Ivan Nikitin, uno dei padri fondatori della pittura realistica in Russia,che viaggiò in Italia, perfezionò la sua tecnica a Firenze ed a Venezia e divenne uno dei maggiori ritrattisti di corte
eseguendo, tra l'altro, il ritratto di Pietro il Grande e quello di Lanskoj, uno dei favoriti di Caterina II.
Si procede dunque con un altro grande ritrattista: Orest Kiprenskij, amico fidato del grande collezionista e mecenate Tomilova che lo pregò personalmente di ritrarlo.
Affascinato dal neoclassicismo italiano ( Kiprenskij compì diversi viaggi a Roma ed apprezzò in particolare Canova, Camuccini e Thorwalsen) tra i ritratti spicca certamente il bellissimo "Ritratto di E.Davydova" in cui è esplicata tutta la rappresentanza del romanticismo russo di cui l'artista si fece portavoce.
Uno dei punti dominanti dell'esposizione è il ritratto dell'autore russo "Lev Tolstoj scalzo" di Ilja Rpin, con cui dall'Ottocento
si sconfina nei primi anni del Novecento.
Repjin, una delle personalità più significative ed ineguagliabili della cultura artistica russa, erede degli ideali di libertà, eguaglianza e fratellanza del liberalismo cosacco, era legato allo scrittore da una grande amicizia, uniti certamente dalla ricerca di valori puri, di rinascita spirituale e di una rigida moralità.
L’ultimo capitolo di questa storia sono le opere di Kandinskij, di Filonov e di Malevič, che conclude la sua esperienza artistica con un ritorno al
classico venato di misticismo nell’Autoritratto, che esprime “un’avanguardia fermata in corsa”, quando a partire dagli anni Trenta il realismo socialista si appropria anche della produzione artistica costringendo gli artisti alla clandestinità e all’isolamento per oltre cinquant’anni.
I loro quadri, protetti da curatori coraggiosi e lungimiranti, sono per noi.

web sourch: mostreinmostra

26.3.11

La bellezza non vuole morire

"Oh, è qualcosa di terribile quella sonata. E specialmente quel tempo iniziale. Del resto, la musica in generale è una cosa tremenda. Ma che cos'è poi? Io non lo capisco. Cos'è la musica? Che effetto ha su di noi? E perchè ha l'effetto che ha? Si dice che la musica abbia l'effetto di elevare l'animo, ma non è vero, sono sciocchezze! E' certo che un effetto ce l'ha, un effetto terribile, almeno su di me, ma niente affatto nel senso di elevare l'animo. Essa non ha l'effetto di elevare l'animo, e nemmeno di abbatterlo, bensì quello di eccitarlo. Come potrei spiegarglielo? La musica mi costringe a dimenticarmi di me stesso, a dimenticare la mia situazione concreta, e mi trasporta in una situazione diversa, che non è la mia; sotto l'influenza della musica mi sembra di sentire ciò che in realtà non sento, di capire ciò che in realtà non capisco, di poter fare cose che in realtà non posso fare. (...)
Di colpo la musica mi trasporta direttamente nella condizione spirituale in cui si trovava il suo autore al momento di scriverla. La mia anima si fonde con la sua, ed io mi vengo trasferendo insieme a lui da uno stato d'animo all'altro, ma perchè questo accada io non lo so. Certo colui che ha scritto la musica - mettiamo che si tratti della Sonata a Kreutzer di Beethoven - sapeva perchè si trovava in quel tale stato d'animo, che lo spingeva a compiere determinati atti e che perciò per lui aveva un senso; ma per me, invece, non ne ha nessuno. E appunto per questo la musica non fa che eccitare, ma non conclude. Un pezzo come quello lo si può sonare solo in certe circostanze, particolarmente gravi e significative, e solo quando bisogna compiere certe azioni di un'importanza corrispondente a quella musica. Lo si può sonare per fare poi ciò a cui quella musica ci ha diposti e preparati. Invece una sovreccitazione - inopportuna sia per il luogo che per il momento - di un'energia o di un sentimento che non hanno poi modo di manifestarsi, non può non avere un effetto distruttivo. Perlomeno su di me l'esecuzione di quel pezzo ebbe un effetto terribile: fu come se mi si scoprissero sentimenti nuovi, che mi pareva di non aver mai conosciuto, come se mi si svelassero nuove possibilità di cui fino ad allora non avevo avuto sentore. Fu come se una voce mi parlasse nell'intimo e mi dicesse: ecco com'è che si deve vivere e pensare, e non come vivevi e pensavi prima! Non potevo assolutamente rendermi conto in che consistesse quella novità che mi si era rivelata, ma la semplice coscienza di questa nuova condizione spirituale mi dava molta gioia. Tutte le persone che avevo lì intorno, compreso lui e mia moglie, mi apparivano adesso in tutt'altra luce."
Lev Tolstoj -Sonata a Kreutzer-

"L'artista è il creatore delle cose belle. Rivelare l'arte e nascondere l'artista è il fine dell'arte. Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione delle cose belle.
Tanto le più elevate quanto le più infime forme di critica sono una sorta di autobiografia. Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere affascinanti. Questo è un errore.
Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte. Per loro c'è speranza. Essi sono gli eletti: per loro le cose belle significano solo bellezza. Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto. L'avversione del diciannovesimo secolo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede il proprio volto riflesso nello specchio. La vita morale dell'uomo è parte della materia dell'artista, ma la moralità dell'arte consiste nell'uso perfetto di un mezzo imperfetto. L'artista non desidera dimostrare nulla. Persino le cose vere possono essere dimostrate. Nessun artista ha intenti morali. In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico. Nessun artista è mai morboso. L'artista può esprimere qualsiasi cosa. Il pensiero e il linguaggio sono per un artista strumenti di un'arte. Il vizio e la virtù sono per un artista materiali di un arte. Dal punto di vista formale il modello di tutte le arti è l'arte del musicista. Dal punto di vista del sentimento il modello è l'arte dell'attore. Ogni arte è insieme superficie e simbolo. Coloro che scendono sotto la superficie lo fanno a loro rischio. L'arte rispecchia lo spettatore, non la vita. (...)
Tutta l'arte è completamente inutile
-O. Wilde, Prefazione a "Il ritratto di Doria Gray"-

Come una volta ai tempi di Tiberio i naviganti greci udirono in vicinanza di un'isola solitaria lo sconvolgente grido: "Il grande Pan è morto", così per il mondo ellenico risuonò ora come un doloroso lamento: "la tragedia è morta!"

-Friedrich Nietzsche "La nascita della tragedia"

24.3.11

Pensieri futili: la storia della mia vita

in tre atti.

ATTO I:
- Oh Cristo, i miei capelli sono terribili. Voglio farmi bionda. Il biondo è raffinato ed elegante. Muoio dalla voglia di essere elegante.

ATTO II:
- Applica sui capelli,massaggia,streccia,strofina,attendi quindici minuti,avvolgi i capelli nella carta argentata (a mo'di nido di rondine?),risciacqua - sarà meglio che l'acqua sia alla giusta temperatura - massaggia circolarmente la cute...

ATTO III: (lo specchio)
- TO BE CONTINUED...

Ps: "Le ciocche fiammeggianti delle sirene di Klimt. Ecco cosa voglio veramente! E' il colore migliore, il colore di una donna che viene amata per davvero"

Viviamo forse in una Bionda società. E' qualcosa a cui tutte siamo destinate. Prima o poi, ognuna di noi dolce fanciulle cadrà nella tentazione di possedere una capigliatura d'orata,bionda.



Me ne sono accorta sfogliando il libro di storia dell'arte. Evidentemente anche gli artisti, almeno quelli dal Rinascimento al Postmoderno, devono essere stati succubi del fascino emanato dalle bionde chiome.
Gran parte delle più famose opere d'arte hanno per soggetto una donna bionda. Vero è che tanto deve aver influenzato l'iconografia tradizionale della Madonna, concepita con le angeliche sembianze di una giovane eterea e pura, dalla pelle chiara ed i capelli biondi.
L'idea della purezza, sigillata per l'appunto da una acconciatura d'orata, deve essere poi rimbalzata di secolo in secolo: dalla Venere ginecea, la cui carnagione è "di un pallore estremo" (cit.) ed i capelli sottili e chiari, alla Donna Angelo Medievale dalla bellezza virginea, casta e pura, con occhi e capelli limpidi e chiari.
Nel Rinascimento il concetto di bellezza sembra essersi evoluto, spuntano i primi trattati sulla cosmetologia e scrisse Agnolo Firenzuola: "La bellezza è il dono più grande concesso da Dio all’umana creatura, poiché grazie alla bellezza eleviamo lo spirito alla contemplazione…"
Tuttavia il modello estetico non mi pare poi tanto mutato: basti osservare "La Primavera" di Botticelli, "La Venere" di Botticelli o "Amor Sacro e Amor Profano" di Tiziano, come pure "La Venere d'Urbino dello stesso.
(I miei capelli scuri adesso potrebbero davvero sentirsi discriminati, in qualche modo).

Dunque, il Settecento. La storia, l'arte, il cinema, il teatro, i libri ce lo insegnano: è l'epoca delle ciprie, dei trucchi, della toeletta, dell'estrema cura del corpo.
<< Una dea per ogni epoca >> ed anche il Settecento ha la sua: Maria Antonietta D'Asburgo-Lorenza, Madame La Dauphine (è anche la mia dea!).
Manco a dirlo, alta, slanciata con grandi occhi azzurri (quasi violetti) e una splendida massa di sottili capelli biondi.


Le bamboline bionde nell'arte (o almeno alcune):






E mentre io sto qui con la mia tintura in mano, meditando su quando adori perdermi in considerazioni pseudo-futili, ridacchio davanti a questa risposta:

" ma sei fuori? non oserei mai un suicidio per i miei capelli, fermati lì fai uscire il mostro che si è impossessato di te e cerca di rinsavire il più velocemente. Parliamo intanto ti preparo un caffè. Allora cara cosa ti è successo? Sei per caso in quella fase in cui una donna per troncare con il passato deve darci un taglio netto e quindi procede a tingersi i capelli oppure dare proprio un taglio ai propri capelli. Da come parli deduco che sei mora o comunque scura come me io ti dico di lasciare il tuo desiderio da parte perchè vuoi stare con le bionde? E' una cosa immonda, che non deve esistere. Tu sei scura e tale devi essere e soprattutto rimanere vuoi mettere tu? Che vuoi diventare come a Britney Spears?
Ed ora passiamo all'esorcismo "Esci da quel corpo bestia immonda!" ops è pronto il caffè quanto zucchero?"

Saluti a tutti, bruni biondi rossi e slavati!

22.3.11

1, 2, 3... STOP !

Fermati. Fermati subito, e non importa dove tu stia andango. Puoi gettare a terra la tua spesaaffannosa, buttari fuori dalla finestra tutto ciò che è superfluo.



Josh Smith è tornato. Come un'apparizione, di un mese( dall'undici Febbraio 2011 al 19 Marzo, 2011)in cui ha esposto per la sua terza volta in collezione privata, al "Luhring Augustine" di New York.



Beh. Cosa c'è da dire? Semplicemente amo il Tennesse e per qualche mio strano motivo sono davvero convinta che debba essercene ancora poca traccia, almeno nel suo modo anticonvenzionale ( o forse non-convenzionale, per i miei standard?) di dipingere.
Non ho mai visto una sua mostra, ma quando guardo - seppur dietro uno schermo- un guadro di Josh penso subito al profmo del grano che si cementifica con il colore denso.
Incisivo,schietto. E' come la necessità. Lo stretto indispensabile, quel tanto che ti basta per campar (!). Un buco nel vuoto. Un fumo verde brillante.

D.A.M.N



Non mi piace buttare a casaccio frasi suggestive qua e là. Non lo trovo poetico: solo futile e noioso.
Però l'arte è anche questo, è tutto ciò che ti sorprende, ed io mi sono davvero sorpresa quando guardano uno di questi dipinti mi sono trovata a pensare alla mia professoressa di latino che recitava il De Rerum Natura. Non so neppure perchè.
Risulterei iperbolica se accostassi Josh Smith a Lucrezio? Forse.
Tuttavia, c'è un certo non so che, un fattore "X" e come la poesia di Lucrezio anche i suoi lavori mi sembrano davvero un punto di partenza verso "l'oltre". Chissà, Lucrezio cercava la salvezza dell'uomo dalle passioni, probabilmente in John vi è un invito ad esse. Non lo scoprirò mai ma siamo tutti concordi nell'affarmare che è MOLTO MEGLIO COSI', perchè probabilmente potrebbe ridermi in faccia con vana grazia.
Smith è famoso sopratutto per dipingere il suo nome, in maniera sfacciata ed a grandi dimensioni, ma per il mese (che si è appena concluso) è voluto tornare sperimentando nuovi soggetti che ha incluso alla sua collezione: foglie, scheletri, pesci.
Nelle tele dati visivi, scollgati eppure no, pieni di soggettivismo.










<< Mentre l'umana vita giaceva a terra, turpe spettacolo, oppressa dal grave peso della religione, che mostrava il suo capo dalle regioni celesti con orribile aspetto incombendo dall'alto sugli uomini, per primo un uomo di Grecia ardì sollevare gli occhi mortali a sfidarla >>

21.3.11

Charting the Beatles













Oliver Barret è un designer ed un artista americano, nato a Cleveland, Ohio.
Per vedere i suoi lavori visita il sito: www.ohbarrett.com